Social Thingum tra la ricerca e le imprese

Giovedì 26 marzo 2026, Il Cittadino di Lodi ha pubblicato un articolo dedicato a Social Thingum nella sezione “Oscar delle PMI”, firmato dal giornalista Emiliano Cuti.

Lo condividiamo integralmente con l’intervista rilasciata dal nostro CEO e Co-founder Francesco Epifania.

Tra ricerca e impresa: un equilibrio operativo

Di Emiliano Cuti

Un centro di trasferimento tecnologico che è anche PMI: traduce linguaggi, allinea obbiettivi, trasforma modelli in strumenti

Non è l’intelligenza artificiale a fare la differenza, ma la sua capacità di entrare nei processi aziendali senza restare confinata a esercizio teorico. È su questo confine sottile tra ricerca e applicazione che si muove Social Thingum. Oggi riconosciuta come centro di trasferimento tecnologico e inserita tra le imprese europee più innovative nel campo dell’IA, ha costruito un modello che tiene insieme due nature: quella di centro di ricerca e sviluppo e quella di piccola e media impresa. Una doppia identità che non è una sovrapposizione, ma una leva operativa. Da un lato, la capacità di presidiare l’innovazione – dall’analisi dei dati all’intelligenza artificiale –; dall’altro, l’obbligo di misurarsi con le esigenze concrete delle imprese clienti.

È in questo equilibrio che prende forma l’approccio alla digitalizzazione. Non soluzioni standardizzate, ma percorsi costruiti a partire dai dati e dai processi aziendali, con l’obiettivo di rendere l’innovazione comprensibile, adottabile e sostenibile. La dimensione di PMI consente infatti di mantenere una prossimità operativa con il tessuto produttivo, mentre l’attività di R&S garantisce l’aggiornamento continuo delle tecnologie e delle metodologie. «Il nodo centrale – spiega Francesco Epifania, Ceo e Co-founder di Social Thingum – resta quello del trasferimento di competenze e tecnologie. In un contesto in cui il divario tra mondo accademico e impresa è ancora evidente, Social Thingum si colloca come elemento di raccordo: traduce linguaggi, allinea obiettivi, trasforma modelli teorici in strumenti utilizzabili. Non solo implementazione tecnologica, dunque, ma accompagnamento delle aziende in un percorso di crescita che passa anche dalla comprensione dei dati e dal loro utilizzo strategico. Il 30 marzo, nell’evento conclusivo di AI Magister allo Iulm di Milano, presenteremo tre progetti realizzati attraverso il Polo: un’occasione concreta per vedere cosa significa trasferimento tecnologico applicato alle PMI, con numeri e casi reali».

Il rapporto con centri di ricerca e università diventa così parte integrante del processo, non un passaggio accessorio. È da qui che nascono soluzioni che trovano poi applicazione nelle imprese, in un flusso continuo tra sviluppo e utilizzo. La digitalizzazione non è una questione di strumenti, ma di metodo. E la doppia natura di Social Thingum – centro di R&S e impresa – finisce per tradursi in un vantaggio competitivo, perché consente di tenere insieme innovazione e concretezza, ricerca e mercato, tecnologia e capacità di applicarla.

social thingum team

Francesco Epifania con il team di Social Thingum

“Non partire dall’AI, partire dal problema”: intervista a Francesco Epifania, Ph.D.

Social Thingum è oggi riconosciuta come centro di trasferimento tecnologico e figura tra le imprese europee più innovative nel campo dell’AI. In che modo questa doppia identità — centro di R&S e PMI — influenza il vostro approccio alla digitalizzazione delle imprese clienti?

Essere un Centro di Trasferimento Tecnologico accreditato dal Ministero significa avere un impegno preciso: non tenerci la ricerca per noi, ma portarla nelle imprese. Collaboriamo con le università, pubblichiamo paper scientifici, partecipiamo a reti europee come AI Magister, e siamo riconosciuti tra le 100 realtà AI più innovative in Europa dalla European Digital SME Alliance. Questo ci permette di arrivare dal cliente con approcci che stanno appena emergendo dalla ricerca.

Allo stesso tempo, essere una PMI ci tiene con i piedi per terra. Ragioniamo da imprenditori, non da laboratorio: ogni soluzione deve generare valore reale, essere sostenibile, essere usabile da chi lavora ogni giorno. WhoTeach, la nostra piattaforma di digital learning con AI generativa integrata, nata dalla mia tesi di dottorato, è la dimostrazione che la ricerca, quando applicata con serietà, diventa prodotto concreto. Questo è quello che chiamo “ricerca applicata con urgenza operativa”.

Il vostro paradigma “Social & Smart” unisce intelligenza artificiale e social network. Può spiegare ai nostri lettori come questa combinazione si traduce in valore concreto per un’azienda che intraprende un percorso di digitalizzazione?

“Social” nel nostro nome non si riferisce ai social media, ma a qualcosa di più profondo: la conoscenza emerge dalla rete, dalle connessioni tra dati, persone e sistemi. “Smart” è la capacità di trasformare quella conoscenza collettiva in intelligenza utile e azionabile.

Questa visione nasce dalla ricerca. WhoTeach è nata dalla mia tesi di dottorato combinando AI e social network per l’apprendimento. Nel progetto europeo ELLIOT abbiamo lavorato su piattaforme dove sono gli utenti stessi a co-creare soluzioni tecnologiche attraverso la loro partecipazione attiva.

Oggi questo paradigma si ritrova in ogni progetto. La conoscenza non sta mai in un posto solo, vive nelle connessioni. Il nostro lavoro è renderla accessibile nel momento in cui serve.

La vostra azienda collabora con diverse università italiane ed europee. Quanto conta questa sinergia con il mondo accademico nel trasferimento di competenze e tecnologie alle PMI?

Il rapporto con il mondo accademico non è per noi una collaborazione occasionale. Siamo nati come spinoff universitario, abbiamo quattro tra dottori di ricerca e dottorandi in organico, e collaboriamo in modo consolidato con Bicocca, La Statale e il Politecnico di Milano. Pubblichiamo paper scientifici ogni anno e partecipiamo a progetti di ricerca: questa vicinanza alla frontiera della conoscenza si riflette direttamente nella qualità di quello che portiamo ai clienti.

Siamo inoltre membri di AI Magister, Polo Europeo di Innovazione Digitale finanziato dall’UE, che annovera tra i membri la Federico II di Napoli, lo IULM di Milano, il Politecnico delle Marche e l’Università degli Studi di Salerno. Una rete pensata per dare alle PMI accesso a tecnologie che da sole non potrebbero raggiungere.

Il trasferimento tecnologico funziona davvero solo quando università e imprese lavorano fianco a fianco su problemi reali. L’Italia ha un patrimonio scientifico straordinario: la nostra missione è trasformarlo in vantaggio competitivo concreto per le imprese.

In tema di maturità digitale, molte PMI affrontano ancora resistenze interne legate a cultura e competenze. Secondo voi quale è l’ostacolo più grande alla diffusione dell’AI nelle PMI italiane e come può essere superato?

L’88% dei manager ritiene l’AI fondamentale, eppure il 57% delle grandi aziende italiane fatica ad applicarla in modo strutturato e un quarto delle medie imprese non ha figure tecniche adeguate. Non è un problema di consapevolezza: è un problema di accesso e di fiducia.

L’ostacolo principale perciò non è tecnologico, è culturale. L‘AI non va presentata come sostituto delle persone, ma come strumento che le libera dal lavoro ripetitivo. Gli operatori di un call center con cui abbiamo lavorato passavano ore a sfogliare manuali tecnici: oggi quel tempo è drasticamente ridotto e possono dedicarsi al cliente. Il lavoro non è sparito, è migliorato.

Il secondo ostacolo è la complessità percepita. I progetti più efficaci partono da un problema preciso e producono risultati misurabili rapidamente: il 40% di riduzione del lavoro manuale in un progetto retail, il 35% di tempo risparmiato per un team commerciale. Risultati concreti sono il modo più efficace per costruire fiducia dall’interno e abbattere le resistenze progressivamente.

Infine, l’ecosistema delle PMI italiane è vasto e variegato. Quali consigli darebbe alle piccole e medie imprese che vogliono intraprendere un percorso di digitalizzazione intelligente ma non sanno da che parte cominciare?

Il primo consiglio è non partire dall’AI, ma partire dal problema. L’AI è un mezzo per raggiungere un risultato, non il risultato stesso. Bisogna identificare i processi bloccati, ripetitivi, quelli che costano più tempo di quanto dovrebbero. Definire bene un problema è già iniziare a risolverlo.

Attraverso AI Magister abbiamo visto funzionare molto bene il Digital Maturity Assessment: un questionario che aiuta l’azienda a fotografare il proprio livello di maturità digitale e identificare le priorità prima ancora di pensare a qualsiasi progetto, in modo da avere

Il secondo consiglio è non aspettare la condizione perfetta. Le PMI che ottengono i risultati migliori sono quelle che iniziano con un progetto piccolo, imparano e costruiscono fiducia dall’interno.

Il 30 marzo, nell’evento conclusivo di AI Magister allo IULM di Milano, presenteremo tre progetti realizzati attraverso il Polo: un’occasione concreta per vedere cosa significa trasferimento tecnologico applicato alle PMI, con numeri e casi reali.

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